sabato 6 maggio 2017

In aumento i cani usati per le sperimentazioni da laboratorio


Campanello d’allarme sulla sperimentazione animale. Il ministero della Salute ha pubblicato l’ultimo report (riferito all’anno 2015) su questa pratica di laboratorio. Se il totale degli animali utilizzati è in calo rispetto all’anno precedente (581.935 contro i 691.666 del 2014), aumenta in maniera preoccupante il numero dei cani utilizzati come cavie per sperimentazioni in Italia, 540 nel corso di un solo anno.
I NUMERI DELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE
Si tratta, nella fattispecie, di animali abituati a reagire a un determinato stimolo, tatuati e spediti dagli allevamenti di Paesi al di fuori dell’UE verso i laboratori di tutto il mondo. E il dato risulta essere piuttosto preoccupante: secondo la LAV – la Lega anti-vivisezione – in Italia si potrebbe rischiare di cancellare i progressi rispetto alla direttiva europea sugli allevamenti di animali destinati alla sperimentazione, riproponendo lo spettro di un nuovo caso Green Hill.
«I cani vengono utilizzati per tutti quei progetti destinati all’immissione in commercio dei farmaci – spiega Giuliano Grignaschi segretario generale di Research4Life -. In realtà, lo scorso anno la sperimentazione su questo tipo di animali era su numeri molto più bassi. Quindi, nel lungo termine le pratiche esercitate sui cani sono rimaste tutto sommato costanti». 
Aumentano anche le cifre relative alla sperimentazione su conigli, uccelli e roditori. Ed è ancora troppo alto, nonostante il calo rispetto allo scorso anno, il numero dei macachi utilizzati nei laboratori – 224 in un solo anno – nonostante una specifica normativa (il decreto legislativo 26/2014) vieti espressamente l’impiego di primati non umani, se non in casi eccezionali e previa autorizzazione del ministero della Salute. L’utilizzo di macachi e altri primati continua a essere tragicamente alto, nonostante diversi studi abbiano evidenziato che la sperimentazione su questi animali non sia sostenibile, non soltanto da un punto di vista etico, ma anche per motivazioni scientifiche e legali.

CONFRONTA I DATI SULLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE TRA IL 2014 E IL 2015

Tabella sulla sperimentazione animale
IL CALO DELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE PER LA RICERCA DI BASE E LE SOGLIE DI DOLORE
Diminuisce, invece, drasticamente il numero di sperimentazioni effettuate sui topi (-110mila unità). «A una prima analisi, ciò vuol dire – spiega Grignaschi – che c’è una grande contrazione della ricerca di base, per la quale questo tipo di roditori viene utilizzato. Si tratta di una diminuzione che si può evidenziare in molti settori della ricerca e questo dato non si può non sottolineare con un certo rammarico».
Inoltre, soltanto lo 0,03% delle pratiche serve alla protezione dell’ambiente e riguarda l’interesse della specie animale sottoposta a sperimentazione. E non bisogna sottovalutare che la gran parte di queste operazioni avviene provocando un dolore che viene catalogato nella fascia tra il «moderato» e il «grave». Gli animali, nella maggior parte dei casi, non vengono sottoposti ad anestesia e ciò comporta conseguenze come paralisi, tremori, incontinenza, ulcere, convulsioni e collasso.
«In realtà – continua Grignaschi – anche questo dato va letto con molta attenzione e con oggettività. C’è una grande differenza su come vengono autorizzati i progetti e sull’effettivo grado di dolore provato dagli animali. Se un progetto, ad esempio, richiede l’utilizzo di 50 animali e uno solo di questi potrebbe provare un dolore elevato, allora l’esperimento viene automaticamente classificato nella fascia di dolore più alta. Tuttavia il reale grado di sofferenza degli animali potrà essere misurato soltanto al termine del triennio di sperimentazione e non siamo ancora in possesso di questi dati».
Ma la sperimentazione animale è davvero l’unico metodo possibile per condurre le ricerche scientifiche? Secondo Michela Kuan, biologa e responsabile LAV Area Ricerca senza animali, esistono diversi progetti in vitro, finanziati dalla stessa Lega anti-vivisezione: «Abbiamo recentemente lanciato una raccolta firme per chiedere al Governo di stanziare il 50% dei fondi per la ricerca allo sviluppo dei metodi sostitutivi – ha detto la Kuan -. Dobbiamo rivolgerci ai metodi non animali, non perché lo vogliono gli animalisti, ma perché lo dice la legge».

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