venerdì 5 maggio 2017

IL SEMAFORO GAY POWER

 
 
OVVERO COME AUTOGHETTIZZARSI RENDENDOSI RIDICOLI
IL TUTTO A SPESE DEI CITTADINI
 
 
Arriva il semaforo gay friendly: l'ultima follia dei progressisti
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di Laura Tecce
A Torino l'ultima frontiera del politicamente corretto sono i semafori «gay friendly»: l'omino verde o rosso che segnala ai pedoni la possibilità di attraversare la strada presto non sarà più solo ma in compagnia di un suo simile. Pardon, omino o donnina, che mai vorremmo mancare di rispetto al genere femminile che ha tutto il diritto di essere rappresentato nelle sue inclinazioni sessuali. Mano nella mano, le figurine stilizzate indicheranno agli omosessuali e alle lesbiche il loro turno. Evidentemente il semaforo tradizionale è un oggetto altamente «discriminatorio», roba da bigotti retrò. Viene però spontaneo chiedersi fino ad oggi come facessero costoro ad attraversare. Sono problemi. E a risolverli ci ha pensato la consigliera Eleonora Averna, iscritta all'Arcigay, eletta in Circoscrizione 1 nelle fila del Pd, che ha presentato l'ordine del giorno approvato durante l'ultimo Consiglio. L'impianto destinato a ospitare la nuova segnaletica è quello di via Roma - salotto chic del capoluogo piemontese -, ma potrebbero presto seguirne l'esempio anche altri quartieri. L'intento della promotrice e dei Giovani Democratici di Torino, come risulta dal loro sito web, è quello che «risulti evidente l'impegno della città nel sostegno delle tematiche Lgbt, delle loro richieste e della loro legittimazione nei confronti della società». E ancora: «La posizione dei semafori nella zona centrale della città permetterebbe grande visibilità e rappresenterebbe un segnale tangibile di svolta verso il riconoscimento della libertà di tutti».
Che la «legittimazione» e la «libertà» debba affermarsi con misure di questo tipo, che non solo non hanno attinenza con l'interesse pubblico e con il governo della città ma che assumono i tratti della farsa, è una deriva che nulla ha a che vedere col rispetto degli orientamenti sessuali. Del resto i sacerdoti del politically correct per legittimare se stessi hanno costantemente bisogno di battaglie contro presunte «violazioni di diritti» da portare avanti e di universi simbolici da alimentare.
Adesso anche i semafori sono entrati di diritto in questo universo, peraltro neanche in maniera originale visto che già a Londra e Vienna, durante i rispettivi Gay Pride, le illuminate amministrazioni avevano pensato bene di adottare la segnaletica Lgbt. Che poi se proprio vogliamo dirla tutta, manca dei due soggetti finali dell'acronimo (lesbiche, gay, bisessuali, transgender), dunque questi ultimi si potrebbero sentire esclusi così come gli asessuati, i pansessuali, i queer e le altre 56 e più opzioni «gender» selezionabili. 


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