lunedì 16 gennaio 2017

RUSSIA DELENDA EST

La Russia deve essere distrutta
 
 
Quella che segue è una parte dell’articolo che John Wight ha pubblicato su CounterPunch, con il titolo “Russia Must be Destroyed: John McCain and the Case of the Dodgy Dossier”:
Cartago delenda est” (Cartagine deve essere distrutta) sono le parole che ci arrivano dalla Storia antica. Furono pronunciate da Marco Porcio Catone, detto “Catone il censore”, il famoso console romano, statista ed oratore, e non ci sono mai state parole più adatte di queste nel descrivere la situazione di questi tempi.
La Roma del nostro tempo è Washington, la Russia è Cartagine, e il Catone il censore di oggi è il senatore statunitense John McCain, la cui ossessiva ricerca di un conflitto con la Russia non ha limiti. Di fatto, per McCain, l’opinione che la Russia debba essere distrutta, è stata elevata come condizione base di una verità evidente e rivelata.
La demonizzazione della Russia
Circa la questione del perchè ci sia stato questo profondo impegno degli Stati Uniti e dell’establishment liberale di Washington nel mantenere la Russia sotto l’aspetto del nemico mortale, la risposta è molto semplice: il denaro.

Grandi e possenti interessi economici ideologici sono vincolati alla nuova Guerra Fredda degli ultimi anni. Stiamo parlando dei giganteschi budget previsti per la Difesa e l’Intelligence del paese, che derivano dall’appoggio e dal finanziamento della NATO da parte degli USA, assieme con il motivo di mantenere in esistenza continua la vasta rete di think tanks polítici a Washington ed in Occidente. Tutto questo è collegato con il mantenimento di uno Status Quo dell’egemonia e unipolarità degli Stati Uniti.
L’apparizione della Russia come un contrappeso strategico per l’Occidente negli ultimi anni, ha sfidato e continua a sfidare questa egemonia di Washington, fino ad ora incontestabile. Questo ha favorito opportunità lucrative per le organizzazioni, gruppi ed individui con un interesse diretto nella conseguente nuova guerra fredda. Rispetto a questo, per persuadere gli scettici su questo tema, rimandiamo all’impressionante avvertenza pronunciata dall’ex presidente degli USA, Dwight D Eisenhower, prima di lasciare l’incarico nel 1960 e cedere il posto al suo sostituto, John F. Kennedy.
Nel suo discorso televisivo di congedo al popolo statunitense nel 1961, Esenhower disse:
“noi ci siamo visti obbligati nel creare una industria degli armamenti permanente di vaste proporzioni. Inoltre circa tre milioni e mezzo di uomini e donne sono direttamente coinvolti nel lavorare nella Difesa. Spendiamo annualmente in sicurezza militare più del fatturato netto di tutte le imprese degli Stati Unti”.
E continuò dicendo:
“Questo apparato congiunto di un immenso sviluppo militare ed industriale  di armamenti è la nuova esperienza statunitense. L’influenza totale – economica, politica, incluso spirituale-si percepisce in ogni città, in ogni ufficio dello Stato, in tutti gli uffici del Governo Federale. Riconosciamo la necessità imperativa di questo sviluppo. Tuttavia. non dobbiamo smettere di comprendere le sue gravi conseguenze. Sono incluse nel nostro lavoro, risorse e sistemi di vita. Così è la stessa struttura della nostra società”.
Alla fine, Eisenhower avvisò il popolo statunitense dei pericoli:
“Nelle riunioni di governo, dobbiamo evitare che il complesso miltare ed industriale militare acquisti una influenza ingiustificata, che sia cercata oppure no. Esiste e persisterà il pericolo di un disastroso aumento di un potere fuori di ogni portata”.
Per quanto i neoconservatori già non possano essere collocati nella poltrona di comando di Washington, senza dubbio sono idee dei neocons. E prima di questi c’è l’idea del fatto che non si deve attribuire soltanto verso la Russia l’intenzione di distruggerla ma anche a qualsiasi paese che ardisca ad interporsi nel percorso di questo rapporto, persino l’attuale Presidente eletto Donald J. Trump.
Nota: In realtà l’ex Generale Eisenhower, mentre metteva in guardia i suoi concittadini contro l’incombente, grande ed ingiustificata influenza (foriera di una disastrosa crescita del potere mal riposto) del famoso “military-industrial-complex”, la cui ascesa lui stesso, a suo tempo, aveva del resto ritenuta necessaria, allo stesso tempo si faceva anche cura di caldeggiarne l’esistenza presente e futura. Evidentemente una vita nei militari e molti anni in “high office” ne avevano affinato la logica versatile (e si tenga conto del fatto che si rivolgeva a quegli stessi americani che, secondo John Edgar Hoover, non avrebbero dovuto pensare per più di cinque minuti).
Il generale divenuto presidente, infatti, sosteneva  anche che il “military-industrial-complex” ormai nato doveva essere tenuto in vita ed anzi potenziato giacchè il suo sviluppo era divenuto una esigenza imperativa per la nazione nel suo insieme. Anche se la saldatura di un establishment militare immenso con una grande industria degli armamenti è una novità nell’esperienza americana, l’esistenza di tale moderno leviatano doveva essere indefinitivamente prolungata.   (……………..)
Eisenhower naturalmente tendeva a giustificare lo stato delle cose da lui descritto sia con la minaccia allora rappresentata dall’URSS, con la sua “ideologia ostile – globale negli scopi, atea in carattere, senza scrupoli nei fini e insidiosa nei metodi”, sia con il fatto che il confronto fra le due superpotenze, molto convenientemente, “prometteva di essere di indefinita durata”.
In realtà, come sappiamo bene, altre erano le cause che, dietro le quinte, spingevano nella direzione additata dal presidente USA (e d’altra parte è tipica delle gerarchie militari USA legate all’industria degli armamenti la perenne invenzione “o fabbricazione se necesario”, dice Hossein-Zadeh, di presunte minacce esterne alla sicurezza nazionale per legittimare le cicliche impennate del budget del Pentagono e di conseguenza dei profitti dei suoi “industrial contractors”. (…………..)
La tendenza a cooptare gli alti gradi delle forze armate nell’esecutivo , e in posizioni chiave, è naturalmente cresciuta nel corso degli anni ed ha raggiunto il suo culmine con i due mandati di George W. Bush, il presidente USA che ha incarnato i progetti del PNAC (Project for the New American Century) culminati l’11 Settembre del 2001, l’inside job che ha dato inizio all’ennesima escalation militare all’inizio del Nuovo Millennio.
Vedi: Franco Soldani (Geopolitica Planetaria dell’Impero).

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

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