giovedì 15 settembre 2016

PASCA, LA RAGAZZA DELLA DECIMA MAS

 
 
 
La storia di Pasca, la ragazza della Decima Mas
 
( di Barbara Spadini)
 
Pasca Piredda, nuorese, proviene da una famiglia molto conosciuta.
La madre è cugina di Grazia Deledda mentre  lo  zio Franceschino Pintore, medico dei poveri, diverrà uno dei primi sindaci democratici di Nuoro. Franceschino è comunista, la famiglia Piredda è antifascista e frequenta noti  antifascisti come  Emilio Lussu e Mario Berlinguer;
Pasca, invece, già da ragazzina  è una fascista entusiasta. Verso la seconda metà degli anni Trenta, mentre frequenta l’istituto magistrale, svolge un tema sulla  mistica fascista che attira l’attenzione di Fernando Mezzasoma, ministro della cultura popolare.
Il gerarca fascista la vuole a Roma, dove Pasca frequenta un collegio del partito che forma assistenti sociali esperte di problemi femminili.
Pasca, nonostante il paese sia in guerra, per le campagne romane svolge un importante servizio in favore delle “massaie rurali”, insegnando loro i rudimenti dell’igiene. Nel mentre si laurea, alla “Sapienza”, in Scienze politiche e poi in Scienze coloniali, come consigliatole dal ministro  Mezzasoma, per il quale continua a svolgere  lavori di segreteria, scrive discorsi e lettere, corregge bozze. 
La stima di Mezzasoma per Pasca è così radicata che quando, dopo l’otto settembre del 1943, Mussolini organizza la Repubblica Sociale italiana e richiama Mezzasoma al ministero della cultura popolare, questi la invita a seguirlo al Nord: Pasca accetta di buon grado l’incarico di segretaria di Mezzasoma.
Un giorno si presentano da Mezzasoma tre ufficiali della Decima Mas per proporre la diffusione di  un comunicato radio, da far trasmettere dall’Eiar, per invitare i giovani ad arruolarsi nell’esercito repubblicano: i tre ufficiali “giovanissimi, bellissimi nelle loro divise, ardenti di amore patrio”, invitano a cena la bella Pasca, che risplende di mediterraneità: questa bellezza sarda poco più che ventenne, minuta, dai capelli corvini, dal sorriso dolce e leale viene da loro “rapita”  e  portata a La Spezia, dove la Decima ha il comando.
Appena arrivati inviano un laconico comunicato via telegrafo  al ministro  Mezzasoma: “Abbiamo arruolato nella Decima Flottiglia Mas Pasca Piredda con l’incarico di capoufficio stampa e propaganda”.
Pasca è  la prima donna che entra nella Decima, rimanendo al comando di Borghese fino alla caduta della R.S.I.
Borghese le assegna il grado di sottotenente di vascello e il relativo stipendio (mille lire, una miseria, otto volte inferiore a quanto guadagnava al ministero).
Ai primi del 1944 Pasca passa a Milano, dove dirige il giornale della Decima, “La Cambusa”, stampato sotto i bombardamenti alleati in mezzo a mille peripezie e sempre guardato a vista tanto dai servizi fascisti quanto dagli alleati tedeschi.  
Il 25 aprile, il nome di  Pasca figura in un elenco di nominativi di ufficiali della Decima consegnato, per vie traverse quanto oscure,  ai partigiani e subito individuata e scoperta, viene condotta a San Vittore. A mezzanotte è condannata a morte da un tribunale di guerra, all’alba viene fatta scendere in cortile con altri undici, forse dodici compagni di sorte: ”Tutti giovani, non so se fossero o no della Decima” e messa al muro: prima che il plotone d’esecuzione aprisse il fuoco, compare d’improvviso il partigiano «Neri», commissario politico della 52ª Divisione garibaldina, che la porta via: i servizi segreti inglesi e americani se la contendono per sapere da lei dove si è rifugiato Borghese.
Dopo un altro mese passato in cella a San Vittore, Pasca è processata e assolta per insufficienza di prove: tuttavia  non viene liberata, ma deve subire una serie di trasferimenti da un campo di concentramento all’altro finché- mentre viaggia verso Taranto guardata a vista da due carabinieri- improvvisamente viene fatta scendere alla stazione di Civitavecchia. Qui l’aspetta lo zio Franceschino. Le fa poche feste, ma la riporta a casa. Nuoro non l’accoglie a braccia aperte: le strade della città sono tappezzate di manifesti che dicono: “Tornano gli assassini”.
Su consiglio del prefetto il padre la manderà a “villeggiare” sull’Ortobene: quando finalmente potrà tornare a Roma sarà di nuovo a fianco di Borghese nel lungo processo che il Comandante subirà fra il 1945 e il 1949.
La storia di Pasca è ben raccontata in un libro-intervista, «La ragazza della “Decima”», con  prefazione di Luciano Garibaldi.
L’autrice non ha potuto vedere il libro a lei dedicato: è morta a Roma all’inizio del 2009.
 

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